Cantine sardi

Le cantine della regione Sardegna

Vini sardi

I vini caratteristici della regione Sardegna

Enoteche sardi

Le enoteche presenti nella regione Sardegna

In Sardegna lo scenario rurale incontaminato e un’antica tradizione di qualità sono i punti di forza della nuova viticoltura sarda. Risale al 1392 la Carta de Logu, l’atto con cui Eleonora, sovrana del Giudicato di Arborea, imponeva l’impianto di vigne nei terreni incolti. La viticoltura isolana aveva già storia millenaria, ma con questa iniziativa conquistò più ampio spazio costruendo le basi delle sue odierne fortune.

Bianchi asciutti di gran carattere, una rassegna di vini da dessert più unica che rara, rossi in rapida affermazione: questa, per sommi capi, l’odierna viticoltura sarda. Il vigneto che li produce, pur evidenziando l’omogenea diffusione di certi vitigni, può essere diviso in tre distretti. A sud è l’ampia zona di Cagliari che interessa tanto il corridoio del Campidano quanto i rilievi dell’Iglesiente e del Sarrabus che lo affiancano. Al centro si passa dalle piane dell’alto Campidano e del Sinis, intorno ad Oristano, ai rilievi d’Arborea e del Mandrolisai nel Nuorese. A nord sono le distese della Nurra, presso Alghero, il paesaggio mosso del Logudoro, a sud di Sassari, e quello aspro e modellato dal vento della Gallura verso Olbia. Le statistiche tracciano il profilo ampelografico di una regione "tradizionalista”. I vitigni sono in massima parte autoctoni, con il bianco Nuragus ( 22% ) e i rossi Cannonau ( 20% ) e Monica (18% ) in primissimo piano. Con Pascale di Cagliari, Vermentino Bianco e Carignano si raggiunge quota 80%. Per il resto spiccano per notorietà gli indigeni Malvasia di Sardegna, Vernaccia di Oristano e Girò; uniche "intrusioni” continentali rilevate, quelle di Sangiovese e Trebbiano. Quanto alla distribuzione, alcuni vitigni sono presenti ben al di là della zona di origine. L’esempio più tipico è dato dal Cannonau, Monica e Moscato, ma recentemente si è registrato anche l’avanzamento del Vermentino oltre i confini della Gallura.

Significativa la tendenza produttiva con una netta flessione, fino agli attuali 800 mila ettolitri. Questo si spiega con gli espianti favoriti dagli incentivi comunitari nell’ambito della politica della riduzione delle eccedenze, ma soprattutto con le ricorrenti siccità che hanno portato all’abbandono di molte vigne. Accade dunque che, a fronte di una maggiore qualità e di una forte richiesta, oggi la Sardegna si trovi a fronteggiare una grave penuria di materia prima. Oltre il 90% della produzione viene consumato nell’isola, senza però che soddisfare il 50-60% della richiesta. Per equilibrare la tendenza si favorisce il reimpianto dei ceppi autoctoni, senza negare spazi ai vitigni di importazione che possono migliorare la produzione e ampliare l’offerta dei vini. Dal punto di vista normativo la Sardegna si segnala per il notevole impegno, potendo vantare un vino Docg, il Vermentino di Gallura, e una ventina di Doc. A queste è affidato il compito di promuovere le produzioni monovarietali, ottenute cioè da un singolo vitigno, sia esso della tradizione, sia di importazione, mentre nei vini da tavola è dato spazio all’estro del vignaiolo con uvaggi più complessi.

Il Cagliaritano è la più importante zona vinicola dell’isola sia per territorio, sia per produzione, dal momento che vi si ritrovano rappresentate praticamente tutte le Doc sarde.

La vigna interessa il Campidano, la piana che dal capoluogo si allunga verso Oristano, e si allarga ai rilievi che gli fanno ala verso il mare: Iglesiente e Sulcis a ovest; Trexenta e Sarrabus volgendo a est. E’ la roccaforte dei vini tradizionali, con produzioni esclusive e presenze specifiche a interesse regionale, Nuragus e Cannonau su tutti, il primo è il capofila della viticoltura isolana ed è anche ritenuto il più antico, introdotto dai Fenici o addirittura indigeno; il suo areale interessa anche la produzione di Oristano ed alcuni comuni del Nuorese. Il secondo, ritenuto di origine iberica, è imparentato con il Grenache francese e con il Granaxa aragonese; a Cagliari vanta produzioni a menzione geografica nelle località orientali di Villaputzu, Muravera e Capoferrao. Sul fronte opposto, nel Sulcis e specialmente nella zona di Sant’Antioco, spicca invece il rosso Carignano; proviene anch’esso dalla Spagna o dal Midi francese ed è un vino assai generoso. Ricco di colore è anche il Girò, delicatamente dolce e perciò indicato per il fine pasto. Nella tipica rassegna dei vini da dessert locali segue il Monica ( oggi vinificato anche secco), anch’esso da uve rosse, mentre bianchi sono la Malvasia, che pare sia stata introdotta dai Bizantini, e il Nasco, coltivato soprattutto nel Campidano, tra i vitigni isolani più antichi, probabilmente autoctono.

Da Oristano a Nuoro, il vigneto si distribuisce tra le piane del Campidano e del Sinis, intorno a Oristano, e le colline d’Arborea e del Mandrolisai, ai piedi del Gennargentu, ma registra anche due propaggini tirreniche nell’Ogliastra e nel Golfo di Orosei. Tipico della zona è l’affiancamento dei vitigni tradizionali a uve di recente introduzione come il Sangiovese ed il Trebbiano, come avviene nella Doc Arborea.

Pilastro della tradizione è la Vernaccia di Oristano, autoctona della valle del Tirso; l’affianca tra i bianchi la Malvasia di Bosa. Ai rossi portano contributo i vini della Doc Campidano di Terralba e Mandolisai. Il ceppo prevalente è il Bovale, di probabile origine iberica, presente nelle due varietà Grande e Sardo; in zona lo affiancano Cannonau e Monica. Colture localizzate di Cannonau si registrano infine a Oliena e a Jerzu.

Nel Sassarese, nella parte alta dell’isola il vigneto si distribuisce omogeneamente: a ovest il paesaggio vinicolo è quello della Nurra con le bonifiche di Alghero; al centro è la mossa campagna dell’Anglona e del Logudoro; a est è il granitico paesaggio della Gallura. Prim’attore della viticoltura sassarese è il Vermentino di Gallura, pervenuto alla Docg nel 1996. Il vitigno ha origini iberiche, ma è stato probabilmente importato dall Liguria. Altro ceppo degno di menzione è il Moscato, che nella zona di Sorso-Sennori dà origine all’omonima Doc. A Ovest la produzione principale è l’Alghero, con interessanti produzioni monovarietali sia da uve autoctone, come Torbato e Cagnulari, sia da uve importate. Chiude la rassegna, al confine di Oristano, la Malvasia di Bosa.

 

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