Vini siciliani

I vini caratteristici della regione Sicilia

Enoteche siciliani

Le enoteche presenti nella regione Sicilia

La viticoltura siciliana, per lungo tempo votata alla produzione di vini da taglio, mostra in questi ultimi anni i risultati di una paziente opera di miglioramento del vigneto e delle tecniche di cantina, prospettando ulteriori interessanti sviluppi.

Il vigneto siciliano è suddiviso, come l’isola, in tre grandi distretti: quello occidentale del Trapanese con i celebri vini di Marsala, quello nord-orientale con i vini dell’Etna, quello meridionale con i prodotti del Ragusano. Un habitat felicissimo per la vite, dove la varia natura dei suoli si combina a un clima caldo e ventilato nell’offrire i migliori risultati con il minimo degli interventi colturali. Una naturalità che i vignaioli isolani giustamente presentano come uno dei grandi pregi del prodotto locale.

Detto della benignità della natura, è facile comprendere la ragione per cui la Sicilia, erede della grande tradizione romana e araba, sia storicamente la regione più produttiva d’Italia, attualmente con oltre sette milioni di ettolitri di vino. Meno facili da accettare sono le ragioni che nel passato più recente l’hanno relegata al ruolo di produttrice di vini da taglio. Fatto sta che ancora negli anni ’50 gran parte dei vini isolani erano destinati a rinvigorire altri prodotti poveri di gradazione alcolica. Poi, nel giro di pochi decenni, una doppia rivoluzione. La prima, dallo sfuso alla bottiglia, ovvero dalla quantità alla qualità, si è felicemente conclusa grazie all’azione combinata che ha visto progressi nel vigneto, con un’attenta riqualificazione dei ceppi, sia in cantina, con l’introduzione delle tecniche di vinificazione termocondizionata. La seconda svolta è quella in atto oggi per la valorizzazione delle potenzialità ancora inespresse dell’isola, come per esempio nel campo dei vini rossi. Questa è la scommessa della nuova viticoltura siciliana e il recente sbarco di grandi aziende vinicole del settentrione è un eloquente segno della credibilità da essa raggiunta.

Il panorama ampelografico siciliano è dominato dai grandi vitigni della tradizione, specie bianchi con la coppia Cataratto Bianco Comune (35%) e Cataratto Bianco Lucido, affiancata dal trebbiano Toscano nel superare abbondantemente la maggioranza. Tra i rossi primeggia il Nero D’Avola, detto anche Calabrese, seguito da Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Nelle posizioni basse della classifica compaiono tra i bianchi Grecanico Dorato, Grillo e Zibibbo; tra i rossi Perricone e Frappato di Vittoria. Quanto alle forme di coltivazione prevale ancora l’alberello, tipico di una viticoltura votata alla gradazione alcolica, ma non distante è la spalliera con il guyot a testimoniare la ricerca della qualità.

Ancora diffuso il tendone 18% , riguardante sopratutto la coltivazione dell’uva Italia da tavola.

Trapani e Val di Mazara, è il primo distretto vinicolo della Sicilia per numero di zone Doc, solidità di tradizioni e adesione ai principi della moderna enologia.

La parte occidentale dell’isola rappresenta la più importante zona vinicola siciliana con le vigne del celebre Marsala e di quel gradevole vino bianco che è l’Alcamo. I terreni sono a spiccata componente calcarea, il clima è arido e ha temperature elevate, seppur mitigate dalle brezze marine; il paesaggio rurale è dominato dalle vigne ad alberello con netta prevalenza di uve bianche. Realtà a sè è l’isola di Pantelleria, dove la vite, cercando riparo dal vento in minuscole vallette, crea uno degli scenari vinicoli più suggestivi d’Italia.

Nella rassegna del distretto occidentale, vini Doc di quasi trentennale vicenda, Marsala, Alcamo e Moscato di Pantelleria, sono stati affiancati da realtà di recentissimo riconoscimento, come le produzioni Contessa Entellina, Sambuca di Sicilia, Contea di Sclafani e Santa Margherita di Belice. Questo a conferma della tendenza di affiancare ai vini della tradizione prodotti innovativi nei quali sono protagoniste le uve di importazione francese. Vitigno principe resta comunque il Cataratto, di antichissima origine indigena, il primo in assoluto tra i bianchi siciliani. Lo affiancano, tra le uve locali, il Grillo, base per i rinomati vermout di Marsala, l’Inzolia, il Damaschino, il Grecanico e qualche altro. Tra i rossi si coltivano il Nero d’Avola e le due varietà di Nerello. Pantelleria, invece, è il piccolo regno dello Zibibbo, dalle cui uve si traggono i vini moscati e passiti.

Da Palermo ad Agrigento, da costa a costa, nel settore centro-occidentale dell’isola, si stende questo grande distretto vinicolo diversificato sia nel paesaggio sia nella produzione Doc. La provincia di Palermo è la più ampia e la più popolata dell’isola. Si estende a ovest in un’area con ampi vigneti e oliveti che lambisce la zona dell’Alcamo Doc, specie nei comuni di Camporeale, Partinico e San Cipirello. A est sono le Madonie, dove si trovano i comuni della Doc Contea di Sclafani. Verso sud il territorio comprende altre aree vinicole con la Contessa Entellina Doc, ai confini con l’Agrigentino. In questa provincia si incontrano diverse località note per l’uva da tavola e i vini Doc ( Sambuca di Sicilia, Menfi, Santa Margherita di Belice ), mentre tutto il territorio dell’agrigentino rientra nell’area di produzione del vitigno Inzolia, base di molti vini bianchi.

Il Catanese, dominato dalla mole dell’Etna, ha proprio sulle fertili pendici del vulcano la sua principale zona di produzione vinicola. Il vigneto, tuttavia, interessa anche la provincia di Messina, oltre la suggestiva valle dell’Alcantara, sui rilievi dei Peloritani, affacciati tanto allo Stretto quanto al Tirreno con la produzione di Milazzo. Chiudono lo scenario vinicolo le coltivazioni sparse sulle rocce di natura vulcanica dell’arcipelago delle Eolie.

La zona Doc Etna interessa le pendici esterne del vulcano tra Randazzo e Adrano, a cavallo della linea dei 500 metri di quota. Il vigneto, che come altrove trova grande giovamento da un suolo di origine lavica, mostra una certa predilezione per le uve rosse e nella fattispecie per l’autoctono Nerello nelle sue varietà Mascalese, primo tra i vitigni regionali a uve rosse, e Cappuccio. Non mancano uve bianche come l’ubiquitario Cataratto, quindi i più caratteristici Carricante, noto anche come Catanese Bianco e Minella Bianco. I vigneti dei Peloritani rientrano invece nella Doc Faro, dove continua la prevalenza delle uve rosse, arricchite dalla presenza del Nocera, dal quale un tempo si traevano i rinomati vini da taglio di Milazzo. Quanto alle Eolie, il principale centro di produzione è la verde di Salina, dove il vitigno Malvasia, pur costringendo i vignaioli a una faticosa coltivazione per l’asperità del terreno, si è acclimatato perfettamente meritando il riconoscimento della Doc.

La Val di Noto, l’estremità sud-orientale dell’isola, occupata dal calcareo altopiano Ibleo, presenta due interessanti zone viticole, che affidano la propria notorietà a ceppi di consolidata tradizione: affacciate allo Ionio ci sono le vigne Doc dei Moscati di Noto e Siracusa; rivolte a sud sono invece le terre dalle quali nasce il rinomato Cerasuolo di Vittoria.

Il vigneto ha carattere ben delineato: nel Siracusano si impone il Moscato Bianco mentre nella zona meridionale è diffuso il Frappato, uva di origine sconosciute, ma presente nel Ragusano da tempo immemorabile. Viene solitamente vinificato in uvaggio, come accade nel caso del cerasuolo di Vittoria, ma da qualche anno a questa parte si assistono anche a notevoli vinificazioni in purezza, Lo affianca il nero d’Avola, detto anche Calabrese, che, pur essendo presente in tutta l’isola, proprio qui dà i suoi risultati migliori sia da solo che abbinato. Completa il quadro la Doc Eloro, istituita per valorizzare i rossi della parte meridionale della provincia di Siracusa.

 

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