Vini toscani

I vini caratteristici della regione Toscana

Enoteche toscani

Le enoteche presenti nella regione Toscana

Parlando della Toscana vengono a mente immediatamente Chianti e Brunello che sono i campioni di una regione che in quanto a vini è tra le prime al mondo. Inevitabile evocare il Lorenzetti e l’affresco del Buon Governo, nel Palazzo Comunale di Siena, con l’immagine della campagna coltivata ad arte e della città operosa; viene spontaneo anche trattando di vino e di turismo, perchè il discorso tocca spesso il tasto del ruolo del vignaiolo nella protezione dell’ambiente e nella valorizzazione delle risorse naturali e umane. Questo è valido in generale, ma è di immediata percezione in una terra dove la campagna e tante città sembrano ferme al secolo di quel pittore. E dove, come vedremo, la vite, insieme all’olivo ed ad altri prodotti tipici, è all’origine di un Rinascimento della buona tavola.

Molte sono le realtà da scoprire; le statistiche confermano che la collina è l’ambiente elettivo della vite ( 67% ), per il resto diffusa anche in pianura. Protagonista assoluto è il Chianti, prodotto nel più ampio distretto vinicolo italiano: il suo perimetro coinvolge oltre 100 comuni e 6 province. A questa produzione “regionale” si sovrappongono diverse altre realtà di carattere più “provinciale”. A partire da Siena e Firenze, che si dividono la zona classica del Chianti e offrono una molteplicità d’altri scenari che vanno dalle colline dell’Arno alle crete Senesi, dal Monte Albano alla Val di Chiana. Vengono poi le tre province settentrionali, Massa Carrara, Lucca e Pistoia, che rappresentano una realtà omogenea nel graduale passaggio dall’Appennino Ligure a quello Tosco-Emiliano. Sulla costa fanno corpo anche Pisa e Livorno, nelle terre di più forti ascendenze etrusche, con i dolci rilievi che bordano il Tirreno e la singolare realtà dell’Isola d’Elba. Chiude la rassegna Grosseto, con le terre vulcaniche che attorniano l’Amiata e un vigneto che annuncia i temi della Tuscia Laziale.

Il vigneto è caratterizzato dalla preponderante presenza di Sangiovese, tra i rossi, e di Trebbiano, tra i bianchi. Seguono il Brunello ( che altro non è che una varietà locale di Sangiovese ) e il Ciliegiolo. Gli altri vitigni rilevati raggiungano a fatica l’1% della produzione: Vernaccia, Vermentino, Ansonica, Malvasia, e Biancone tra i bianchi; Prugnolo Gentile ( altra varietà di Sangiovese), Merlot, Cabernet, Pollera Nera tra i rossi.

Sangiovese e Trebbiano sono accomunati nel felicissimo uvaggio del Chianti, messo a punto dal Barone Ricasoli nell’800, ma hanno trovato molteplici altri impieghi. Il Sangiovese ha preso piede in ogni parte d’Italia fino ad affermarsi come primo vitigno nazionale. Lo stesso dicasi del Trebbiano, da sempre apprezzato per la produzione costante e generosa e primo fra le uve a bacca bianca sul territorio nazionale.

La Toscana è caratterizzata da una produzione di grande qualità; negli ultimi anni a fronte di un calo della quantità totale di vino prodotto è aumentata l’incidenza delle produzioni Doc che ora raggiunge quasi il 50% del totale. Recentemente sono state introdotte nuove Doc e modificati alcuni disciplinari per cercare di introdurre nuove tipologie più vicine al mercato.

E’ un discorso che riguarda soprattutto i vini rossi e i vini varietali, legati specificamente alle uve di maggiore personalità, visti come la risposta più efficace all’appiattimento della produzione e della concorrenza internazionale.

I Monti del Chianti, che si stendono a cavallo del confine tra Firenze e Siena, sono il nucleo di una produzione, ormai, di portata regionale.

Il vino Chianti ha una storia antica e probabilmente conserva qualcosa dei vini Vermigli decantati nel Medioevo. In effetti il suo nome appare per la prima vola sul finire del ‘300, ma l’uvaggio moderno, una base di Sangiovese arricchita da apporti di Canaiolo, Trebbiano e altre uve, si deve a Bettino Ricasoli che lo codificò nel secondo ‘800. Oggi, con una produzione che supera il milione di ettolitri, il Chianti è il primo vino Doc italiano e senza dubbio uno dei più apprezzati sui mercati internazionali.

In nome Chianti richiama una precisa realtà geografica, il gruppo montuoso che si stende tra Firenze e Siena, ma l’area di produzione è molto più ampia, già nel 1726 un bando granducale comprendeva territori ben al di là della zona specifica e il regio decreto del 1932 finì col sancire il prevalere della realtà produttiva sulla rispondenza geografica, individuando una zona di più antica tradizione, il Chianti Classico. Il distretto allargato interessa oggi sei province, cui corrispondono diverse sottodenominazioni: Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colline Pisane, Colli Senesi, Montalbano, Montespertoli, Rufina. Alla luce della sua distribuzione il Chianti può essere considerato un vino a interesse regionale e questo giustifica la scelta di presentarlo al di fuori delle singole produzioni provinciali. Per completezza si aggiunge che il medesimo areale del Chianti Docg è interessato da altre tre Doc. La prima è diretta conseguenza del riconoscimento della Docg in quanto la maggiore severità del nuovo disciplinare ha escluso parte delle uve dalla produzione d’eccellenza. Questa materia prima viene dunque destinata alla produzione detta dei Colli Centrali dll’Etruria, che prevede un rosso, un rosato, un bianco, un novello e un vin santo. Altre due Doc riguardano il Vin Santo del Chianti e il corrispondente prodotto della zona Classica.

Nei Colli Senesi non possiamo fare a meno di notare il paesaggio vinicolo, tra i più suggestivi: borghi medievali e cantine di grande nome scandiscono il viaggio. La zona del Chianti Classico Docg è estesa all’intero territorio dei comuni di Castellina, Gaiole e Radda in Chainti, e a parte di quelli di Castelnuovo Berardenga e Poggibonsi. Assai più vasto e articolato è invece l’ambito del Chianti Docg, comprendente la sottozona Colli Senesi. Di recente istituzione è la Doc Val D’Arbia, che interessa un vasto territorio, in parte coincidente con quello del Chianti Classico: prevede un Bianco e un Vin Santo nei quali Trebbiano e Malvasia sono affiancati da Chardonnay.

Nominando Montalcino non si può non pensare all’associazione con Brunello. Questo vino, tratto da un vitigno Sangiovese localmente detto Brunello, deve la sua eccezionalità alle caratteristiche climatiche e pedologiche del luogo. Notevole influenza ha, però, il lavoro di cantina che prevede, tra l’altro una lunga macerazione e un prolungato affinamento in botti di rovere. Creato il vino, che nasce ufficialmente verso la metà dell’800, i produttori di Montalcino poi ne costruirono l’immagine con una delle più intelligenti campagne promozionali perseguita costantemente e metodicamente per decenni. Tant’è che oggi il Brunello è un nome a tutti noto, quasi mitico e sinonimo di qualità esclusiva.

Ma Montalcino non è solo Brunello. Oltre alle produzioni Chianti Colli Senesi, Colli dell’Etruria Centrale e Vin Santo del Chianti, questa piccola zona può vantare tre Doc esclusive: il Rosso di Montalcino, che nasce sia dall’opportunità di un prodotto “dell’anno” sia per dare sbocco alle uve che per vari motivi non sono giudicate adatte alla produzione superiore; l’antico Moscadello, vino di vendemmia tardiva da uve Moscato; mentre alla generazione più recente appartengono i Doc Sant’Antimo, che hanno preso nome dalla celebre abbazia e sono stati pensati per sviluppare uvaggi innovativi.

San Gimignano, la città delle torri, produce la più celebre delle Vernacce: è un vino apprezzato nei secoli da papi e principi, primo in Italia a ottenere la Doc e in seguito la Docg, unico bianco toscano a fregiarsi del massimo riconoscimento di qualità. Per il futuro si stanno portando avanti sperimentazioni sul campo atte a creare un miglioramento genetico.

Il Vino Nobile di Montepulciano nasce dalle colline che attorniano l’omonimo centro senese a cavallo tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana. E’ un altro illustre figlio del Sangiovese ( Prugnolo Gentile ) che qui si affianca al Canaiolo Nero e, in piccole percentuali, ad altri vitigni del territorio. E’ ritenuto uno dei più prestigiosi vini rossi italiani. Il fratello minore è il Rosso di Montepulciano, vino di immediato consumo, cui si è recentemente aggiunto il Vin Santo di Montepulciano. Completano la rassegna enologica del senese meridionale le Doc Orcia e Valdichiana, quest’ultima condivisa con la provincia di Arezzo, che vanta pure la denominazione esclusiva Cortona.

Nei Colli Fiorentini la perla enologica è il Pomino che viene prodotto in una delle zone Doc più piccole della Toscana, nell’alta collina della Val di Sieve. I suoi vini già nel ‘700 erano reputati tra i migliori della regione e furono tra i primi a godere della specializzazione del vigneto e dell’introduzione di vitigni nobili dalla Francia. La produzione oggi riguarda le tipologie Bianco, Rosso e Vin Santo: quantità limitate, ma qualità eccellente.

Il Montalbano è il gruppo montuoso che accompagna per un tratto la destra d’Arno a valle di Firenze. Le sue pendici, particolarmente vocate alla vite, danno alla giovane provincia di Prato un particolare motivo d’orgoglio enologico: il prezioso Carmignano Docg, vino tra i più apprezzati all’estero. A fare la fortuna di questo vino è stato l’utilizzo, tra i primi in Toscana, del cabernet accompagnato al tradizionale uvaggio del Chianti. In zona, oltre al già citato Chianti Montalbano, si producono il Barco Reale di Carmignano, con lo stesso uvaggio del Docg, e il Carmignano Doc nella tipologia Rosso e Vin Santo. Chiude la rassegna il Bianco dell’Empolese a base Trebbiano.

In provincia di Pistoia l’areale di produzione del Chianti ha le sue propaggini nord-occidentali nel rilievo del Montalbano, cui è riferita una specifica sottozona, e nelle colline che abbracciano il capoluogo. Avvicinandosi al confine con Lucca, il vigneto cambia carattere offrendo il Bianco della Valdinievole, erede di una tradizione plurisecolare. La superficie coltivata è modesta, ma i risultati sono di prim’ordine. Ai vignaioli il merito di aver accostato al consueto Trebbiano Toscano uve Malvasia e Canaiolo Bianco e da ultimo Vermentino. Il disciplinare prevede anche la produzione di Vin Santo, invecchiato per tre anni in caratelli, come da antica consuetudine.

Protagonista assoluto della viticoltura lucchese è Montecarlo, borgo di antica rinomanza per i suoi Trebbiani, apprezzati da pontefici e regnanti. Figlio di un terreno ciottoloso e ghiaioso, questo bianco è andato affinandosi con l’introduzione, già dal secolo scorso, di vitigni migliorativi francesi ( Pinot Bianco, Roussanne, Semillon e Sauvignon ). Da alcuni anni la Doc Montecarlo prevede anche un rosso che a una base ampelografica tradizionale accosta uve Cabernet, Merlot e Syrah. Esattamente il contrario è successo per la Doc Colline Lucchesi, che interessa il territorio del capoluogo e di alcuni comuni limitrofi: nata per i rossi è stata, più tardi, affiancata dai bianchi.

Al limite settentrionale del vigneto Toscano troviamo le Doc Colli Apuani e Colli di Luni, nelle quali si anticipano temi caratteristici della viticoltura ligure. Il Candia è prodotto nella fascia collinare delle Apuane, su declivi in forte pendenza rivolti al mare; ha origine antichissime anche se il suo riconoscimento è recente; negli uvaggi prevale il Vermentino, affiancato dal ligure Albarola ed eventualmente Trebbiano e Malvasia. Il Colli di Luni è un vino ancor più sbilanciato a Ponente: in territorio Toscano infatti ricadono pochi ettari, ubicati nella parte terminale della Val di Magra; è il frutto di una viticoltura faticosa praticata su pendii scoscesi, con basse rese e alti costi di produzione, che troverà nelle vicine Cinque Terre la sua più celebre espressione; al Bianco il disciplinare affianca il Rosso da Sangiovese, Canaiolo, Pollera e Ciliegiolo.

La provincia di Pisa è interessata, innanzitutto, dalle propaggini occidentali del Chianti, che qui può fregiarsi della denominazione geografica Colline Pisane. Nello stesso territorio gli fa da contraltare il Bianco Pisono di San Torpè Doc, buon prodotto “costruito” dai produttori del Chianti valorizzando al meglio il Trebbiano Toscano e affiancato dal consueto Vin Santo. A ridosso del confine con Livorno, all’imbocco della Val di Cornia, si apre un altro discorso. Troviamo qui i vigneti della Doc Montescudaio, considerata una delle zone emergenti della Toscana, dove la qualità dei vini è salita notevolmente negli ultimi anni. I sette comuni interessati hanno una lunga vicenda enologica, tenuta a battesimo quasi crtamente dagli Etruschi. Il Rosso è molto simile al Chianti per uvaggio, ma il clima marittimo ne ammorbidisce il nerbo. Bianco e Vin Santo le altre tipologie ammesse, ma l’impegno delle aziende è stato rivolto anche alla creazione di vini innovativi.

Scendendo lungo la Costa Livornese, oltre la già citata Doc Montescudaio, troviamo la piccola, ma qualificatissima zona di Bolgheri. Fino a pochi anni fà questo borgo del primo entroterra era citato per i cipressi di San Guido e altre memorie carducciane; oggi ha un posto d’onore tra le zone vinicole più dinamiche della Toscana. Questo grazie alla produzione della sottozona Sassicaia, dove si è scommesso sul Cabernet Sauvignon, capofila di altri rossi di grande prestigio, che si inseriscono in una produzione bene equilibrata tra rinnovamento e tradizione. Più a sud è la Val di Cornia, con i suoi impianti che dal mare antistante l’isola d’Elba salgono all’interno: rappresenta una delle più belle realtà della nuova generazione dove il Sangiovese è abbinato a Cnaiolo Nero, Ciliegiolo, Cabernet Sauvignon e Merlot, mentre per il bianco il Trebbiano è affiancato dal Vermentino. E’ una Doc in rapida evoluzione per la quale sono previsti l’ampliamento della base ampelografica e la destinazione dei rossi alla nuova Doc Suvereto.

Sulle soleggiate coste dell’Isola d’Elba la vite è una presenza tradizionale. La sua coltura, documentata già in epoca romana, richiede però grandi sacrifici a causa dei terreni scoscesi; oggi i vigneti più impervi sono stati abbandonati, ma grazie all’impegno di alcune aziende l’attività rimane viva. Nel vigneto Sangiovese e Trebbiano prevalgono sui ceppi più antichi come Biancone, Morscato e Aleatico, comunque tutelati da una Doc che prevede vini monovarietali. Menzione particolare va all’Aleatico, bandiera della tradizione locale: il vitigno è presente altrove in Toscana, nel Lazio e nel Sud, ma unico è il vino dolce che nasce all’Elba.

La provincia di Grosseto negli ultimi decenni ha evidenziato una notevole dinamicità in campo enologico e ciò ha portato sia alla splendida fioritura delle tradizioni locali, sia a proposte innovative che l’hanno posta all’avanguardia nella regione. L’attività vinicola conta su due distinti comprensori. Verso il confine con il Lazio si stendono colli di origine vulcanica che scendono morbidamente sino alle Lagune di Orbetello. La produzione Doc è lagata ai nomi di Scansano, Pitigliano, Parrina e dell’Argentario. Oltre al Sangiovese ( localmente detto Morellino ) e al Trebbiano, base di molti uvaggi, il vigneto registra singolari presenze: tra i bianchi l’Ansonica, per il quale è palese l’origine siciliana, nonchè Greco e Verdello, di importazione umbra; tra i rossi, l’Alicante, introdotto nel ‘600 dagli Aragonesi, ben conosciuto anche in Calabria e oltre lo Stretto. Nel settore settentrionale si entra nel comprensorio delle Colline Metallifere, che ha visto il recente riconoscimento della Doc Monteregio di Massa Marittima con ben otto tipologie di vino, e l’ancor più recente nascita della Doc Montecucco, confinante con le terre di Montalcino e del Brunello. Recentemente sono state istituite altre zone Doc: la prima si chiama Sovana, evocando il nome etrusco della zona, e tutela i vini rossi delle terre del Bianco di Pitigliano; la seconda si riferisce invece al centro di Capalbio e svolge analoga funzione per la Doc Ansonica Costa dell’Argentario.

 

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