Vini piemontesi

I vini caratteristici della regione Piemonte

Enoteche piemontesi

Le enoteche presenti nella regione Piemonte

In Piemonte le Langhe ed il Monferrato sono le realtà di maggiore spicco dell’enologia di una regione che ha saputo abbinare salvaguardia delle proprie tradizioni e rinnovamento tecnologico.

Con più di 50 vini Doc e Docg il Piemonte è una delle regioni vitivinicole più prestigiose d’Italia e, secondo molti, forse la migliore. Una terra dove il vigneto è sinonimo di cultura, di impegno nel lavoro e di una secolare tradizione artigiana che approda al giorno d’oggi con l’ambizione di costruire intorno alle cantine nuove opportunità di sviluppo e di salvaguardia dell’ambiente.

Alla base del successo della viticoltura piemontese sta un ambiente particolarmente favorevole, quella collina che copre circa un terzo del territorio. La produzione può essere schematicamente suddivisa in due aree: il settore sud orientale che si estende dal Monferrato, sulla destra del Po, fino alla regione delle Langhe, attraversata dal Tanaro, interessando le province di Asti, Alessandria e in parte quella di Cuneo; la seconda zona interessa, invece, la fascia pedemontana che segue l’arco alpino dal Cuneese fino alle province di Torino, Biella, Vercelli, Novara e Verbania. Questi territori collinari si differenziano per origine e, conseguentemente, per caratteristiche del terreno. Le colline di Monferrato e Langa sono state generate dal sollevamento dei fondali del primigenio mare Padano e sono caratterizzate da depositi sedimentari che si offrono apertamente alla viticoltura; le colline delle Prealpi hanno invece natura rocciosa oppure morenica e solo localmente sono veramente favorevoli alla vite.

Il vitigno più rappresentativo del Piemonte è sicuramente il Nebbiolo. Per altro la viticoltura piemontese si basa essenzialmente su uve locali adattate ai terreni della regione; nuovi vitigni sono stati introdotti di recente per ampliare l’offerta di fronte alle richieste di mercato. Il vitigno piemontese per antonomasia è il Nebbiolo, già documentato nel Medioevo e padre dei più famosi vini piemontesi, a partire dalle quattro Docg Barolo, Barbaresco, Gattinara e Ghemme. La palma del vitigno più diffuso va invece al Barbera che rappresenta quasi il 50% dell’intero patrimonio vinicolo regionale. Tra i rossi seguono poi Dolcetto, Freisa, Grignolino, Bonarda, Brachetto, e Malvasia. Tra le viti bianche predomina il Moscato cui spetta, grazie a più di 80 milioni di bottiglie di Asti, il primato di produzione. Altri vitigni bianchi di tradizione sono Cortese, Erbaluce, Arneis e Timorasso, mentre di recente introduzione sono Pinot Bianco, Pinot Grigio, Riesling, Chardonnay.

Il Piemonte si caratterizza per un grande numero di Doc e Docg, ad attestare la costante ricerca della qualità. Infatti se alcune Doc e Docg tutelano produzioni esclusive e limitate, altre denominazioni interessano ampi areali eliminando, così, i vini IGTe i vini da tavola; ad esempio le Doc Piemonte e Colline Novaresi, con le quali circa il 75% dei vini rossi e il 90% dei vini bianchi può dirsi tutelato da un disciplinare di qualità. A questo impegni normativo si accorda quello dei produttori per una sempre maggiore qualità con basse rese per ettaro ed elevati investimenti nella fase di vinificazione e commercializzazione, Due gli esempi significativi, Il primo riguarda il vigneto, che ha trovato modo di crescere di 2.500 ettari nonostante la politica comunitaria di incentivazione all’espianto per combattere il fenomeno delle eccedenze. A portare in positivo il bilancio sono nuovi insediamenti nelle zone di migliore vocazione, portabandira di una “azienda” che fattura oltre 400 milioni l’anno.

Nel Monferrato e nelle Langhe la singolare combinazione di elementi pedologici e climatici porta alla creazione di vini eccezionali tanto tra i rossi, con Barolo, Barbaresco, Nebbiolo e altri, quanto tra i bianchi con capofila l’Asti ( sempre ed ingiustamente sottovalutato). Analizzando il profilo colturale, suddiviso in tre fasce, si nota l’estrema duttilità di questo territorio. Dalla piana del Tanaro ai 250-300 metri di quota si stende la zona più calda, adatta ai vitigni a ciclo lungo e con esigenze “termiche” superiori: Barbera, Nebbiolo e, secondariamente, Grignolino. E’ la zona dei vini rossi a lungo invecchiamento.

Nella fascia tra i 300 ei 400 metri, caratterizzata da ampie escursioni termiche e un’umidità contenuta, si ritrovano in prevalenza vitigni rossi e bianchi più fruttati e aromatici: Moscato d’Asti, Dolcetto, Brachetto, Cortese e Favorita. Nella fascia superiore, tra i 450 e i 650 metri, dove in primavera e nella tarda estate l’escursione termica è notevole, riescono ancora a fruttificare i vitigni Moscato, Brachetto e Dolcetto

Il Monferrato è una vasta regione collinare che si stende nella parte sud-orientale del Piemonte, tra l’arco descritto dal Po nel tratto Chivasso - Casale Monferrato e, con una certa approssimazione, il confine tra le province di Asti e Cuneo. Un’ulteriore frontiera interna divide questo territorio in due parti a riconoscimento di differenze ambientali e caratteriali che trovano riscontro anche nella produzione enologica: il Basso Monferrato, aperto e cordiale, e l’Alto Monferrato, più severo. Senza perdersi in tortuose definizioni geografiche si consideri come confine la direttrice Chieri-Asti-Alessandria, corrispondente prima al tracciato della Padana Inferiore, quindi, con maggior precisione, al basso corso del Tanaro. Incastonate tra le due zone si trovano le colline d’Asti che rappresentano un mondo vinicolo a se stante.

Il Basso Monferrato, contraddicendo le consuete convenzioni, è la parte più a settentrione ed è quella dove si registrano le maggiori quote fino a 700 metri di altitudine. Mediamente, però, il rilievo si mantiene intorno ai 350 metri con grande giovamento per la coltura della vite. L0area in considerazione è compresa tra le città di casale Monferrato e Asti ed è caratterizzata dal predominio di Barbera e Grignolino, che qui si presentano al palato con una “cordialità” che li fa risaltare nell’austera compagine dei rossi piemontesi. Ma da portare ad esempio sono anche vini, cosidetti, minori, come il Ruchè di castagnole, un rosso raro e inconfondibile, una delle singolarità enologiche piemontesi che hanno ritrovato meritata valorizzazione. Una menzione a parte richiedono le colline che si innalzano ad Est di Torino per fondersi poi con il Basso Monferrato, qui il principale centro della zona è Chieri, dove si produce una Freisa degna della Doc.

L’Alto Monferrato, come detto, registra quote inferiori rispetto il basso Monferrato. A questa caratteristica corrisponde, contraddizione nella contraddizione, una maggiore asprezza dei terreni, con pendii più erti e valli più segnate. Queste “bizzarrie” geologiche hanno inevitabilmente riflessi sulla produzione enologica. Infatti, oltre ad una prevedibile contiguità produttiva , che interessa Barbera e Moscato, particolare interesse viene da vitigni ritenuti autoctoni. La prima segnalazione riguarda il Cortese, affermatosi come preminente vitigno a bacca bianca del Piemonte. Coltivato anche altrove, è su questi colli che esprime il meglio di sè; epicentro della produzione è Gavi, da cui ha origine l’omonimo vino che ha ottenuto la Docg. Seconda menzione per il Dolcetto, particolarmente apprezzate le produzioni attorno Acqui e Ovada, titolari ciascuna di una Doc. Chiude la terna dei vini dell’Alto Monferrato il Brachetto, assai diffuso in passato, ma oggi confinato a non più di 50 ettari nella zona di Strevi,

L’area delle Langhe ricade nella provincia di cuneo e ha il suo principale centro vinicolo in Alba; il merito di aver dato celebrità mondiale a questa terra va, tuttavia, a due centri minori: Barolo e Barbaresco. E’ in questi luoghi che il Nebbiolo, vitigno già generoso in altre parti del Piemonte si esprime ai massimi livelli nei due omonimi vini. A completare il panorama enologico delle Langhe viene una produzione di prim’ordine di Moscato d’Asti, una compagine di rossi eccellenti come il Nebbiolo e il Barbera d’Alba e ben quattro Dolcetti, legati ad altrettante località ( di spicco quello di Dogliani ). Completa la rassegna la generica denominazione “Langhe” istituita per raccogliere le produzione di lignaggio meno nobile, ma, comunque, eccellente.

Il Roero è un distretto vinicola che si sviluppa sul versante del Tanaro opposto ad Alba e prende il nome da una famiglia che per secoli ne fu feudataria e ha come centri principali Bra e Canale. Con le Langhe condivide la dedizione al Nebbiolo, ma la sua crescente fama è dovuta a due uve a bacca bianca: Arneis e Favorita.Un tempo venivano usate come uve da taglio; oggi sono vinificate in purezza con ottimi risultati.

Le Colline Astigiane si stendono a sud del capoluogo in un’area vinicola di grande interesse comprendente le città di Canelli e Nizza Monferrato. Le bandiere sono il Moscato ed il Barbera d’Asti. L’elemento che contraddistingue questa zona da quelle adiacenti è la civiltà dello Spumante, inventato qui più di un secolo fà, che ha qui il suo epicentro produttivo.

I Colli Tortonesi si trovano chiusi tra l’Alto Monferrato e l’Oltrepò Pavese e presentano caratteri ambientali e colturali a sè stanti nel panorama piemontese. I vitigni prevalenti sono Barbera e Cortese, ma sia nel paesaggio lavorato che in cantina, si percepiscono temi d’oltre confine. Da segnalare la recente riscoperta di un interessantissimo vitigno a bacca bianca: il Timorasso. Dal punto di vista normativo la produzione rientra nella Doc Colli Tortonesi e, in parte, nella più ampia Doc Piemonte.

Le Colline Saluzzesi comprendono 9 comuni cuneesi che contornano l’ansa descritta dal Po con morbidi rilievi. Nel vigneto oltre a Barbera e Nebbiolo, spiccano le uve rosse Pelaverga e Quagliano, che vinificate in purezza danno vita ai due omonimi vini.

Il Canavese interessa la zona nord-orientale della provincia di Torino. Due le zone vinicole di particolre pregio. La prima ha come fulcro il comune di Caluso e si estende verso le colline di Ivrea; qui predomina l’Erbaluce, vitigno autosctono a bacca bianca, da cui sitrae un vino passito di lunga tradizione ed un delicatissimo bianco. Seconda perla del Canavese è la zona di Carema; l’habitat è analogo a quello valdostano e simili a quelli valligiani sono anche i vigneti a terrazze con muri a secco e pergole colonnate, Il vitigno dominante è il Nebbiolo.

Le zone di Gattinara e Ghemme si sviluppano nella fascia pedemontana che ricade nelle province di Biella, Novara e Vercelli e danno vita a numerose Doc con due episodi di assoluta eccellenza. Il più titolato è il Gattinara, rosso di antica fama, incensato in primo luogo dal cancelliere di corte di Carlo V. Tanta tradizione e dignità è oggi confermata dal riconoscimento della Docg, come per il Ghemme, nome noto per gli appassionati come Bramaterra, Fara e altri meno conosciuti.

 

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