Cantine veneti

Le cantine della regione Veneto

Vini veneti

I vini caratteristici della regione Veneto

Enoteche veneti

Le enoteche presenti nella regione Veneto

Nel Veneto, dal Veronese alla Marca Trevigiana il vigneto è un elemento costante nel paesaggio.

Il merito è degli ordini monastici che nel Medioevo si impegnarono nella bonifica e nella messa a coltura delle terre tra l’Adda e il Piave restituendo alla coltivazione della vite quel vigore che aveva sperimentato con buoni risultati già sotto i Romani. Protagonista nell’età comunale e della stagione delle ville sotto la Serenissima, che introdusse uve dalle sue colonie, la vigna visse poi un profondo rinnovamento nell’Ottocento con l’introduzione dei vitigni francesi. Oggi è uno dei pilastri dell’economia regionale e una delle risorse più affidabili per il suo sviluppo.

Il vigneto veneto trova il suo primo ambito specifico, in continuità con il panorama vinicolo lombardo, sulla riviera gardesana e sui morbidi rilievi dell’anfiteatro morenico che corona il lago dal basso. Oltre il solco dell’Adige, che, rappresenta una propaggine della viticoltura trentina, ha inizio invece l’ampia fascia pedemontana che attraversa la regione fino al confine friulano. L’esordio avviene a ponente con i Monti Lessini: questi rilievi calcarei sono anche conosciuti come le Colline del Recioto, dal nome caratteristico del vino che vi si produce, e interessano la Valpolicella e i vigneti di Soave e Gambellara. Sulle propaggini dei Lessini, a cavallo delle province di Verona e Vicenza si inserisce la zona del Durello, mentre a sul dell’altopiano di Asiago si stendono i vigneti di Breganze. L’arco pedemontano prosegue poi nel Montello e nei Colli Asolani mentre oltre il Piave si stendono i Colli di Conegliano, patria del celebre Prosecco. La pianura riserva infine due realtà vinicole ben distinte. La prima riguarda due zone collinari che interrompono l’orrizonte padano: i Colli Berici, a sud di Vicenza, e i Colli Euganei, a sud di Padova. La seconda interessa le terre del Piave e anticipa quello che sarà il paesaggio tipico della viticoltura friulana.

Per ciò che concerne la rassegna ampelografica protagonisti sono Merlot, che da solo copre il 30% della superficie vitata regionale, e gli autoctoni Garganega e Prosecco. Buone posizioni mantengono anche altre uve locali come la Corvina Veronese e la Rondinella, e le numerose altre uve d’importazione: Chardonnay, Pinot Bianco e Grigio, Riesling e Sauvignon tra i bianchi; Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero tra i rossi. Riguardo la produzione Doc la regione è prima a livello nazionale con oltre due milioni di ettolitri, pari al 20% del totale. La provincia di Verona produce quanto l’intero Piemonte e più della Toscana, La produzione è tutelata da più di 20 doc a testimonianza della ricchezza del patrimonio vitivinicolo.

Verona è una delle grandi protagoniste della viticoltura italiana: tradizione, qualità ed elevati livelli produttivi sono gli elementi del suo successo.

Sul Garda e dintorni troviamo la zona del Bardolino, rosso di grande tradizione e dall’uvaggio complesso in cui prevalgono vitigni locali come Corvina e Rondinella con limitati apporti di Molinara e Negrara. Affiancato oggi da un Chiaretto e da un Novello. La produzione interessa una buona porzione della riviera Gardesana, ma ha la sua zona classica nei dintorni della località omonima.

Nel settore sud-orientale del Garda prevalgono invece le uve a bacca bianca: è la zona del Custoza Doc, al quale concorrono in primo luogo Trebbiano e Garganega variamente fiancheggiati da Tocai Friulano, Malvasia Toscana, Riesling Italico e Cortese ( importato dal Piemonte e localmente noto come Bianca Fernanda). A queste produzione si aggiungono le Doc condivise con la Lombardia: Lugana a San Martino della Battaglia, proprio a cavallo del confine regionale, e Garda. Che si infiltra nel Veronese fin oltre il capoluogo.

Le Colline del Recioto ( dalla Valpolicella al Soave) possono essere identificate con l’ampia fascia di rilievi calcarei che si stende ai piedi dei Monti Lessini attraversando il Veronese dal solco dell’Adige fin oltre il confine con Vicenza. Procedendo da Ovest si attraversa il vasto vigneto della Valpolicella dove prevalgono le uve rosse già incontrate nella zona del Bardolino. Proseguendo si entra nelle terre del Soave, dove si afferma l’autoctono Garganega che resta protagonista anche a Gambellara, ormai in territorio vicentino. Caratteristica della zona è la produzione del celebre Recioto, recentemente pervenuto alla Docg nella produzione di Soave; il nome deriva dal dialetto “recia” , orecchia, ad indicare i racimoli più alti del grappolo, meglio esposti al solo e dunque più ricchi di sostanze zuccherine. Selezionate in vendemmia, queste uve vengono messe a passire per un periodo compreso tra i 20 e i 90 giorni. La fermentazione, che avviene con i freddi invernali, ha una dinamica molto diversa da quella autunnale e comporta lo sviluppo delle singolari caratteristiche che fanno la fortuna di questo vino. La differenza tra il dolce e l’asciutto, in particolare, viene determinata al momento della svinatura: se è anticipata, cioè prima che gli zuccheri si svolgano totalmente, o quasi, si hanno i Recioti dolci; se è ritardata, al contrario, i Recioti asciutti, tra i quali possiamo inserire anche il ben noto Amarone.

Passando al Vicentino, a sud del capoluogo troviamo i Colli Berici. La bontà del clima e del suolo hanno favorito fin dall’antichità l’impianto della vite su questi morbidi rilievi, che le cronache medievali descrivevano già ammantati di vigneti. I vitigni sono quelli tipici del Veneto con preponderanza di Merlot e Cabernet tra i rossi, e di Pinot e Garganega tra i bianchi. La migliorerealtà enologica del luogo è però rappresentata da un vitigno che fino a qualche anno era presentato come Tocai Rosso: recenti indagini ampelografiche lo hanno riconosciuto come un Grenache, ceppo di lontane ascendenze spagnole, qui importato dalla Provenza, al tempo delle relazioni tra i Vescovi di Vicenza e la corte papale di Avignone; lungo la riviera Berica dà luogo a un rosso leggero e profumato, detto di Barbarano, con specifica menzione geografica.

La fascia collinare che attraversa l’Alto Vicentino è interessata da tre produzioni vinicole di carattere ben differenziato. La prima citazione, in ordine geografico, è per la Doc Lessini Durello, che si stende a cavallo del confine tra Vicenza, da cui dipende la maggior quota di territorio, e Verona, che invece assicura la maggior parte della produzione. Questa è caratterizzata dalla lavorazione di un’uva molto particolare, la Durella, che presenta una spiccata acidità e risulta particolarmente adatta alla spumantizzazione. Sempre sul confine, ma di esclusiva pertinenza vicentina, è la Doc Gambellara, incentrata sull’omonima località. Come si è già accennato nella parte dedicata al veronese Soave, il vitigno prevalente in zona è la Garganega, cui si devono, fra l’altro, ottimi passiti. Chiude la rassegna dell’Alto Vicentino la Doc Breganze, che dalla cittadina omonima si allarga fino a Thiene e Bassano del Grappa. Nel vigneto è protagonista un’uva di antica tradizione, la Vespaiola, cosidetta per il liquido che stilla dagli acini maturi attirando sciami di insetti. Se ne trae, anche in questo caso, un vino dolce passito, il Torcolato.

Nel Padovano la vite si esprime al meglio nella zona dei Colli Euganei. La viticoltura della zona, già documentata in età romana, vanta più di 1300 ettari di coltura specializzati e un numero considerevoli di vini Doc. I vitigni presenti sono per lo più Tocai, Merlot e Cabernet, Ma non mancano uve particolari. Innanzitutto spicca la presenza, esclusiva per il Veneto, del Moscato sia bianco che giallo, denominato in zona Fior d’Arancio. Si segnala poi la Pinella, indigena, da sempre utilizzata nel taglio del bianco, ma da qualche tempo vinificata a sè con buoni risultati nei vini frizzanti. Altro vitigno singolare è il Serprino, di origine incerta, ma considerato affine al Prosecco e come questo trattato per i vini mossi. Adiacente alla zona dei Colli è la Doc Bagnoli di Sopra che stende i propri vigneti nella Bassa Padovana verso la Laguna di Venezia. Erede di una tradizione millenaria, la produzione attuale ha la sua unicità nell’impiego del vitigno Friularo, varietà a bacca rossa a maturazione tardive, ma estremamente versatile, che compare in quasi tutte le attuali tipologie di vino.

La fascia pedemontana che ricade in provincia di Treviso e allinea i colli di Asolo e il Montello e i dolci rilievi che collegano Conegliano a Valdobbiadene è conosciuta come la Terra del Prosecco. Questo vitigno da uve adatte alla produzione di spumante; degno di particolare menzione è quello di Conegliano Valdobbiadene con un picco di eccellenza nel Superiore di Cartizze. Il Prosecco è presente anche nell Doc Montello e Colli Asolani, che però lo affianca con i Pinot, i Cabernet e i Merlot. Completa il quadro la Doc Colli di Conegliano con due specificità:il bianco Verdisio e il rosso Marzemino.

Nella Pianura Orientale Trevigiana che spazia dal capoluogo al confine con il Friuli, sono prodotti i vini delle Doc Piave e Lison-Pramaggiore, quest’ultima condivisa con la provincia friulana di Pordenone. E’ una zona caratterizzata da terreni alluvionali, tuttavia ben drenati e per questo confacenti alla vite. Nelle terre del Piave dominano Merlot, cabernet, Tocai e Verduzzo sia Trevigiano che Friulano. Poi si incontrano i vari Pinot e il Raboso, probabilmente il vitigno più caratteristico della zona, amato per la produzione abbondante e costante, nonchè per il vino che esprime. Nelle terre di Pramaggiore sono protagonisti Cabernet, Merlot, Tocai e vari altri vitigni minori. Riguardo la ristretta zona di Lison, è interessante notare come il Tocai vi acquisti una ben definita personalità. E’ degno di nota che in questa zona si trova la maggior estensione nazionale di vigneti coltivati con metodi di agricoltura biologica.

 

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