Cantine pugliesi

Le cantine della regione Puglia

Vini pugliesi

I vini caratteristici della regione Puglia

Enoteche pugliesi

Le enoteche presenti nella regione Puglia

Erede di una tradizione vinicola che affonda le proprie radici nella civiltà greca, la Puglia, fino a tempi non troppo lontani, era definita la Cantina d’Europa. Motivo di ciò erano vini di grande carattere, molto apprezzati Oltralpe, ma soprattutto la grande produzione di vini da taglio destinati a dare forza e colore a vini di zone dal clima meno felice.

Il vigneto pugliese, uno dei più “esuberanti” d’Italia, può essere diviso a grandi linee in tre zone. A settentrione è la Daunia, che corrisponde alla provincia di Foggia, con i colli del primo Appennino, gli altopiani del Tavoliere e il promontorio del Gargano. Superato l’Ofanto, si entra nel vigneto della terra di Bari, famosa per i vini di Castel del Monte e altri rossi di grande personalità: l’ambiente è quello delle Murge con successione di ripiani a terre rosse impreziosite da vigne e uliveti. Infine, superata la Via Appia, che disegna tra Taranto e Lecce la cosiddetta Soglia Messapica, si entra nella Penisola Salentina. Nel paesaggio le distese del Tavoliere di Lecce anticipano i modesti rilievi delle Murge Tarantine e delle Serre; nel vigneto, a un prologo di bianchi, seguono rossi e rosati tra i più rinomati di Puglia.

Dalle statistiche viene un chiaro profilo della viticoltura pugliese. Ai vertici delle classifiche di produzione sono di gran lunga i rossi guidati da due vitigni autoctoni, Negroamaro e Primitivo, seguiti da Sangiovese, introdotto dopo il primo ‘900. Degni di nota altri ceppi indigeni quali Malvasia Nera di Brindisi, Uva di Troia e Bombino Nero. Quanto ai vitigni a bacca bianca, sono molto diffusi il Trebbiano Toscano e d’Abruzzo, nonchè i vitigni autoctoni Verdeca, Bianco d’Alessano, Bombino e Pampanuto. Riguardo le forme di coltivazione, dominano il tendone e l’alberello, mentre negli ultimi anni si sta diffondendo la spalliera. Rinomata la produzione di uva da tavola Regina e Italia.

La provincia di Foggia è il distretto vinicolo più settentrionale della Puglia. Il capoluogo sorge al centro del Tavoliere, la principale pianura dell’Italia peninsulare, che sale impercettibilmente verso i Monti della Daunia.

Questa catena collinare, bene individuata dai fiumi Fortore e Carapelle, ha un paesaggio di terre argillose suddivise in vari altopiani dai corsi d’acqua. La viticoltura foggiana ha da secoli un centro di grande rinomanza in San Severo, cui si deve un bianco Doc nel quale al tradizionale Bombino Bianco si affianca il Trebbiano Toscano. A questa produzione si è aggiunta quella di Lucera, storica roccaforte dell’Uva di Troia: se ne trae il rosso Cacc’e mmitte. Vengono infine le vigne della riva sinistra dell’Ofanto, con le cantine di Cerignola e di Orta Nova e i grandi rossi della Terra di Bari.

La Terra di Bari è caratterizzata dal contrasto delle rosse argille delle Murge e il verde di ulivi e viti, con una formazione pianeggiante che a modesta altitudine digrada dal fiume Otranto alla Soglia Messapica, la congiungente tra Taranto e Brindisi. La maggior parte del territorio murgiano ricade nella provincia di Bari: a settentrione troviamo il vigneto dei rossi di Barletta, Canosa, Trani e Castel del Monte, mentre più a sud, nell’entroterra, troviamo le cantine dei vini di Gravina, che fanno capo al centro omonimo e ad Altamura. Avvicinandosi al confine meridionale, infine, incontriamo la produzione di Gioia del Colle che anticipa i motivi della viticoltura del Salento. Tra i vitigni autoctoni, i più interessanti sono certo il Primitivo e il Bombino Nero, introdotto in Puglia in tempi molto antichi, dal quale si traggono rossi di grande prestigio. Tra i bianchi sono largamente coltivati i tradizionali Pampanuto, Palumbo e Bombino Bianco.

Nel Salento incontriamo una rassegna vinicola di rara ampiezza e intensità. La penisola che divide Adriatico e Ionio e costituito dalle propaggini meridionali delle Murge, cui subentrano le distese pianeggianti del Tavoliere di Lecce e i modesti rilievi delle Serre Salentine. Nel vigneto,diviso tra le province di Brindisi, Taranto e Lecce, è possibile operare un’ulteriore distinzione fra due aree produttive. A nord prevalgono infatti i vini bianchi che si legano ai nomi di Martina Franca e Ostuni. La produzione è denominata da vitigni tradizionali come Verdeca, Bianco d’Alessano, Bombino Bianco e Fiano, per citare i più noti, con un’isola di Impigno e Francavilla nei dintorni di Ostuni. A sud tornano a essere protagonisti i vini rossi e rosati. Il vitigno più importante è il primitivo, che trae il nome dalla precocità di maturazione, ed è diffuso soprattutto nel Tarantino. Lo affianca il Negroamaro, tipico del Salento, ma presente anche nelle terre di Brindisi.

 

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