Cantine campani

Le cantine della regione Campania

Vini campani

I vini caratteristici della regione Campania

Enoteche campani

Le enoteche presenti nella regione Campania

In tutte le regioni italiane la viticoltura ha storia antica, ma solo pochi luoghi vantano come la Campania un contatto così stretto con le proprie origini. Le citazioni letterarie si sprecano e le evidenze archeologiche non sono da meno. I Romani, evidentemente, nel parlare di “Campania Felix” si riferivano anche ai suoi raffinati vini. Tra essi eccelleva il Falerno, che oggi rivive nelle vigne al confine con il Lazio, così come nell’odierno Aglianico si trova traccia dell’antica “ Vitis Hellenica “, o come il Fiano che ricorda una celebrata “ Vitis apiana”.

Prima per importanza storica è la zona di Napoli, nella quale alle terre vulcaniche del Vesuvio, dei Campi Flegrei e dell’Isola di Ischia, si contrappongono le rocce calcaree della Penisola Sorrentina e di Capri. Il primato della produzione spetta invece alle province interne di Avellino e Benevento, nelle quali ricadono le verdeggianti colline dell’Irpinia e del Sannio. Al confine settentrionale, tra i rilievi calcarei del massico e l’antico vulcano di Roccamonfina, si concentra la produzione Casertana, mentre a Sud, dalla Costiera Amalfitana al Cilento, si sviluppa la vigna salernitana.

Nel vigneto campano, disposto per la quasi totalità tra collina ( oltre il 70% ) e montagna ( 15% ), i rossi occupano i primi posti con la terna Aglianico, Sangiovese e Barbera ( 40%), seguita dai Bianchi Trebbiano Toscano, Malvasia di Candia e Greco di Tufo. In piccole percentuali seguono vitigni indigeni dai nomi popolari: Piedirosso, Falanghina, Sciasinoso, Coda di Volpe Bianca e Forastera, per dire solo dei più noti. La tendenza in atto è per la valorizzazione delle varietà locali, attuata anche attraverso la mappatura dei terreni a loro congeniali. Questo a discapito dei vitigni italiani e non, importati negli ultimi decenni. Quanto alle forme di allevamento, prevale il tradizionale tendone ( 41% ), peraltro incalzato da varie forme di spalliera. Interessanti permanenze riguardano gli arcaici sistemi dell’alberata, con i tralci distesi ad alti festoni da un tutore all’altro.

La volontà di rilancio che anima la viticoltura campana ha il suo più evidente riflesso nella rapida crescita numerica delle zone poste sotto tutela normativa. Orgoglio regionale è il Taurasi, primo vino del Meridione ad ottenere il riconoscimento della Docg, cui si affiancano diverse produzioni Doc e Igt. L’aspetto più appariscente di questa azione sono le 70 differenti tipologie di vini, tra cui anche spumanti, passiti e liquorosi; quello più interessante è il salvataggio dall’estinzione di produzioni antiche, legate a vitigni a diffusione locale e a metodi di coltivazione che si riallacciano ad antiche tradizioni.

Il Golfo di Napoli può essere considerato una delle culle della viticoltura mondiale, come dimostrato da testimonianze letterarie e dalle cantine trovate nelle ville pompeiane. Fulcro della zona partenopea è la Doc Vesuvio, che interessa le falde del vulcano e tutela un vino di antica fama come il Lacryma Christi, oggi in forte rilancio. Beneficiati da suoli di origine eruttiva sono anche i vigneti delle Doc Campi Flegrei, nella parte occidentale del golfo, e Ischia. Quella Ischitana è, paradossalmente, una viticoltura di montagna, che rimanda ai tempi in cui, per timore dei pirati, gli abitanti si ritiravano nelle zone più impervie scavando nel tufo le proprie cantine.

La Penisola Sorrentina, propaggine dell’Appennino allungata nel Tirreno, è scolpita nella roccia, con borghi aggrappati ai costoni e terrazze faticosamente coltivate a vigne e agrumi. In questo ambiente difficile nascono tre grandi vini di tradizione campana, il Lettere, il Gragnano e il Sorrento, oggi riconosciuti come sottozone della Doc Penisola Sorrentina. All’Orizzonte è Capri, isolata propaggine della dorsale, dove, nonostante, l’abbandono dell’agricoltura, vi sussistono una quarantina di ettari di vigneto tutelati dall’omonima Doc.

Nel Sannio Beneventano la viticoltura è dinamica, tecnicamente all’avanguardia, con vigneti in evoluzione e cantine ben attrezzate. Questa provincia è la realtà trainante dell’intero settore campano, con un significativo 40% della produzione regionale al proprio attivo. Un ruolo che trova riscontro anche a livello normativo nella completa tutela delle zone a maggiore vocazione con due Doc di cospicua storia, Solopaca e Aglianico del Taburno, con le più recenti Guardiolo e Sant’Agata de’ Goti e da ultimo con la Doc Sannio a interesse provinciale.

L’Irpinia, vale a dire la provincia di Avellino, è la zona più accidentata della Campania, collinare per due terzi, per il resto montuosa, con un clima decisamente fresco per una zona meridionale e un paesaggio di vigne incorniciate da boschi lussureggianti. La viticoltura locale contribuisce per un quinto alla produzione regionale e si esprime a livelli di assoluta eccellenza grazie a vitigni di antica tradizione: l’Aglianico, che nella zona di Taurasi dà un rosso degno della Docg, e due bianchi , il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo.

La provincia di Caserta è quella che, per quantità, dà il minor contributo alla produzione regionale, ma non per questo è da disdegnare. Anzi, quasi alle soglie del Lazio, tra i rilievi calcarei del Massico e il cono del vulcano spento di Roccamonfina, si stende una zona vinicola di storica rinomanza cui si aggiungono le produzione della piana di Caserta. Il vino più famoso è il Falerno; associa le migliori uve campane ad un suolo di eccezionale vocazione. Lo affiancano due vini salvati dall’oblio con l’istituzione di apposite Doc: il primo è l’Asprinio, bianco eccezionalmente secco, le cui uve sono coltivate nelle tipiche alberate aversane, con i tralci che si perdono tra i rami dei pioppi; il secondo è il Galluccio, coltivato alle falde del vulcano di Roccamonfina.

La provincia di Salerno presenta la maggiore superficie vitata della regione, ma anche la minore percentuale di vini Doc. Infatti nel Cilento il terreno accidentato favorisce la frammentazione del vigneto sottraendolo alla coltura specializzata. L’immagine più caratteristica della viticoltura Salernitana viene dalla Doc Costa di Amalfi, dove i vigneti sono confinanti ai limoni in terrazze a picco sul mare. Ai vitigni più consueti qui si aggiungono varietà locali che conferiscono una nota inconfondibile al prodotto finale, con esiti di eccezionale qualità delle sottozone di Furore, Ravello e Tramonti. La maggior parte della produzione provinciale va attribuita alla Doc Castel San Lorenzo, un’area collinare digradante verso il fiume Calore, con suoli di natura argillosa. Nel quadro ampelografico, oltre ai vitigni locali, una presenza non episodica di Barbera e Moscato.

 

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