Cantine laziali

Le cantine della regione Lazio

Vini laziali

I vini caratteristici della regione Lazio

Enoteche laziali

Le enoteche presenti nella regione Lazio

La viticoltura del Lazio fa riferimento principalmente a due distretti produttivi: I castelli Romani, nella zona dei Colli Albani e il Viterbese, indicato anche con l’antico termine di Tuscia. La provincia di Rieti condivide con quella di Roma un ambito produttivo nei Colli della Sabina, lungo il Tevere; analogamente avviene con Frosinone per la produzione del rosso Cesanese; Latina si pone infine come nuova frontiera dell’enologia regionale con gli interessanti impianti di Aprilia e del Circeo.

Il Lazio è terra di vini bianchi. Le statistiche parlano chiaro: Malvasia del Lazio e Malvasia bianca del Candia da sole coprono oltre il 55% del vigneto regionale e se a esse si aggiungono Trebbiano Toscano e Trebbiano Giallo si supera agevolmente il 70%: I rossi hanno buoni risultati nelle specie autoctone, Nero Buono di Cori e le varietà di Cesanese, e registrano introduzioni di Sangiovese, Montepulciano e Merlot. Riguardo le forme di allevamento, il vigneto a spalliera si espande in sostituzione della vigna a tendone, che interessa ancora il 20% della superficie vitata, retaggio di un passato in cui si badava più alla quantità che alla qualità. Ciò a conferma dei notevoli sforzi di miglioramento messi in atto dai produttori negli ultimi anni.

I rilievi che si innalzano a sud-est di Roma, distinguibili in Colli Albani e Tuscolani, ma storicamente inscindibili sotto la denominazione di Castelli Romani, rappresentano la zona più importante per la viticoltura laziale. Questi rilievi rappresentano le vestigia dell’antichissimo vulcano laziale, i cui crateri sono diventati laghi e i cui depositi hanno formato terre favorevolissime all’agricoltura. La vite, nella fattispecie, vi ha trovato spazio in tempi molto antichi, favorita tra l’altro dall’immediato sbocco sui mercati della capitale. E’ terra di antica civiltà, costellata di borghi medievali e ville, ammantata da vigne e boschi, meta tradizionale di scampagnate fuori porta . Nel vigneto predominano le uve a bacca bianca: Malvasia e Trebbiano, innanzitutto, che si presentano in più varietà; poi vengono Bellone, Bombino, Greco e altre varietà locali. Tra i rossi Cesanese, Sangiovese e Montepulciano con presenze di Merlot, Ciliegiolo e Bombino Nero. La zona è coperta a ombrello dalla Doc Castelli Romani, che comprende le produzioni primarie e presenta varie realtà locali a partire dal Frascati, poi vengono le Doc Montecompatri, Colonna, Zagarolo, Cori, Velletri, Colli Lanuvini, Colli Albani e Marino.

A cavallo del confine tra Roma e Frosinone entriamo in Ciociaria e qui si stende la vasta zona interessata dal Cesanese, ceppo indigeno a bacca rossa che dà origine a vini rossi sia secchi che amabili. Negli uvaggi è spesso affiancato da Barbera, Montepulciano e Sangiovese, talvolta con apporti di Trebbiano Toscano e Bombino Bianco. Le Doc interessate associano il nome del vitigno a quello delle tre località di produzione: Olevano Romano e Affile, in provincia di Roma; Piglio nell’alto Frusinate. Genazzano, infine, è titolare della quarta Doc della zona e prevede un bianco e un rosso ed è una delle poche ad ammettere vitigni migliorativi, nella fattispecie il Pinot Bianco.

La provincia di Latina è una presenza recente nel panorama vinicolo del Lazio. Il suo esordio si fa risalire alla bonifica delle paludi Pontine, avvenuta negli anni ’30. Terra praticamente vergine per la vite, venne colonizzata dal Trebbiano, dal Merlot e dal Sangiovese. Nel tempo, pur dando notevole importanza al bianco, sono stati i rossi a prevalere diventando la bandiera della produzione locale. Terra priva di condizionamenti storici, la provincia di Latina rappresenta oggi una delle realtà più dinamiche e interessanti della viticoltura italiana. La prima zona a essere valorizzata dal vigneto è stata quella di Aprilia, cui si riferisce l’omonima Doc. Recentissimo è il riconoscimento del territorio costiero che va da Latina a Terracina nella denominazione Circeo, con giustificato riferimento al promontorio che è il suo elemento di maggiore spicco paesaggistico.

Desueto dal punto di vista amministrativo, il termine Tuscia descrive con una certa efficacia il distretto vinicolo che interessa la provincia di Viterbo e la porzione nord-occidentale di quella di Roma. E’ una terra legata alla civiltà etrusca, dunque di antichissima vocazione vinicola, dove al piacere del vino si aggiunge quello di un paesaggio e di una cultura tra i più interessanti dell’Italia Centrale. I terreni di origine Vulcanica che circondano il Lago di Bolsena offrono un habitat particolarmente favorevole alla vite. Netto è il predominio delle uve bianche con Trebbiano, nella varietà Toscano e Giallo, e Malvasia, tanto di Candia quanto del Lazio. Se ne trae il campione dei vini viterbesi, L’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone; tra i rossi un cenno merita l’Aleatico, che in quel di Gradoli dà origine ad una specifica Doc. Entrambe le zone rientrano nella più ampia Doc Colli Viterbesi.

La fascia costiera, che dal confine con la Toscana scende alla foce del Tevere, e l’entroterra fino a comprendere il lago di Bracciano rappresentano il secondo ambito produttivo della Tuscia. Due le zone Doc interessate: Tarquinia, nel Viterbese, e Cerveteri in provincia di Roma, a legittimare l’appellativo di vigne etrusche. Inattacabile il primato delle uve a bacca bianca con Trebbiani e Malvasie, cui si affiancano negli uvaggi varietà minori come l’indigeno Bellone, Bombino, Tocai e Verdicchio. Tra i rossi a Sangiovese e Montepulciano si affiancano Canaiolo Nero e il Cesanese.

Varcato il confine con l’Umbria, il Tevere è accompagnato da rilievi di buona vocazione vinicola. I vigneti d’esordio in territorio viterbese rappresentano una propaggine dell’Orvieto. Su entrambe le sponde del fiume si hanno vigneti della Doc Colli Etruschi Viterbesi cui subentra la zona del Vignanello Doc con rossi a base di Sangiovese e Ciliegiolo e bianchi da uve Trebbiano, Malvasia e Greco. Segue poi l’ampia zona dei Colli della Sabina, quasi sempre sulla sponda di Rieti fino a comprendere una porzione dell’Aniene, con uvaggi che rispettano le consuetudini regionali. Viene infine, nel triangolo individuato da Fiano Romano, Morlupo e Castelnuovo di Porto, la zona del Bianco Capena, da Malvasia e Trebbiano, che si rifà alla tradizione dell’antico vino Feronia elogiato da Cicerone.

 

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